Il cimitero delle Fontanelle a Napoli: un luogo d’incontro tra i vivi e i morti

02/11/2011 | 19:46

Cimitero Fontanelle Napoli: luogo d'incontro tra i vivi e i mortiIl cimitero delle Fontanelle si trova nel cuore del Rione Sanità, tra Via Foria e la collina di Capodimonte. In questo ossario, in cui vi sono circa 40000 resti, è possibile cogliere il rapporto che i  napoletani intrattengono  con l’al di là, col non spiegabile ed intendere in che modo la saggezza plurimillenaria di questo popolo si rapporta con la morte, i defunti, il lotto, il destino e la fortuna. In principio sorge come necropoli greca, in epoca cristiana fu adibito invece a cimitero per dare una sepoltura a quanti non se ne potevano pemettere una più dignitosa. Inoltre questo utilizzo improprio della cave, trasformate in deposito di cadaveri, ebbe un notevole incremento nel corso della peste che infuriò a Napoli nel 1656 e che fece circa trecentomila morti. La peste gettò nel terrore una intera città, divenne essa stessa, che seminava morte e distruzione, la personificazione medioevale della nera Signora con la falce. A questo punto con la peste che imperversava, senza che si conoscessero le ragioni che spiegassero la propagazione del morbo, si decise di seppellire i morti di peste in queste grandi cave presenti.  Secondo alcuni però nelle cave sarebbero rifluiti anche i cadaveri di persone altolocate che chiedevano di essere tumulate nelle chiese. In sostanza sino all’editto napoleonico di Saint-Cloud (1804) che proibì le sepolture all’interno delle città nei luoghi pubblici, a Napoli i cittadini di nobile lignaggio volevano essere seppelliti in chiesa, questo ovviamente in occasione delle epidemie favoriva il loro propagarsi, come avvenuto nel caso della peste del 1636 e del colera del 1836. Di giorno c’era il funerale e di notte quatti quatti i becchini, detti anche “salmari” trafugavano il cadavere per trasportarlo nelle cave. Nondimeno a causa di un sistema fognario in pratica inesistente, a seguito  di un allagamento della cava, tutto quanto vi era contenuto riemerse, dando luogo a uno spettacolo che teneva molto del macabro e dell’apocalittico. Dopo questo disgraziato episodio si decise allora di riconoscere ufficialmente la cava come ossario e pertanto fu data una ufficiale disposizione alle ossa. Ma ai teschi presenti nel cimitero delle Fontanelle veniva tributato un culto particolare, venato di molti elementi pagani e superstiziosi, in quella ambigua e strana commistione tra sacro e profano che si respira a Napoli. I devoti infatti adottavano un teschio, lo lucidavano e lo  ponevano su un altare con dei lumini. Così iniziavano a pregare per l’anima prescelta che si manifestava attraverso il sogno. Lo spirito stesso chiedeva queste preghiere perché gli fosse ridotta la pena del purgatorio, in cambio dava i numeri da giocare al Lotto. Tornando invece ad aspetti più terreni, pare che una delle sale del Cimitero delle Fontanelle, secondo una diffusa leggenda popolare, quella chiamata il “Tribunale”,  fosse riservata all’iniziazione di giovani camorristi, che secondo un cerimoniale piuttosto diffuso presso le società segrete, prestavano giuramento nelle cave e una volta fuori ne uscivano ormai come appartenenti al clan camorristico.



Nella cava illuminata vengono scorciati l’altare delle tre croci, la statua di San Vincenzo, e la piccola cappella. In controluce appaiono le ossa degli appestati e i banchi delle preghiere. Tra tanti teschi anonimi, vi sono però anche quelli di Filippo Carafa, conte di Cerreto dei duchi di Maddaloni, e di sua moglie che la credenza popolare vuole soffocata per uno gnocco. Li si distingue con una certa facilità perché sono gli unici vestiti e deposti nella bara di cui resta l’intero scheletro. In particolare tra i  i teschi presenti nelle cave, a cui  la devozione della gente spesso confinante proprio con la superstizione ha tributato un vero e proprio culto, c’è quello del Capitano, la cui storia mettiamo conto di narrarvi. Il teschio del capitano era stato adottato da una ragazza, che gli prodigava ogni cura. Il futuro marito invece storceva il naso a tutte queste attenzioni, così un giorno decise d’acccompagnarla al cimitero dellle Fontanelle per vedere anche lui il teschio da vicino. Una volta nella cava il futuro sposo passò un bastone nelle orbite del teschio del Capitano, e scherzando lo invitò al suo matrimonio. Tra preparativi e inviti giunse finalmente il tanto agognato giorno delle nozze per i due sposi. Ma tra gli invitati i nubendi scorsero un uomo con la divisa dei carabinieri, di cui non riconoscevano il sembiante, così alla richiesta di qualificarsi da parte dello sposo, il carabiniere per tutta risposta disse che era stato proprio lui ad invitarlo e che anzi in quell’occasione gli aveva pure trapassato l’orbita con un bastone. In ogni caso dopo essersi presentato, il Capitano aprì la sua divisa da cui comparvero una manciata di ossa rinsecchite. I due novelli sposi a quella vista macabra morirono all’istante e secondo la leggenda ancora oggi i loro resti sarebbero conservati nella prima stanza del Cimitero delle Fontanelle sotto la statua di Gaetano Barbati. Attualmente il Cimitero delle Fontanelle non è normalmente aperto al pubblico, solo in occasioni speciali, ad esempio nel corso del “Maggio dei Monumenti” è possibile una visita  ma solo su prenotazione. (Foto: scaccialazanzara.bogspot.com)

Il cimitero delle Fontanelle a Napoli: un luogo d’incontro tra i vivi e i morti, è stato scritto da MarcoTroisi (58 articoli su Turismo Italia Online) e pubblicato su Cultura e Storia | Tags : , , , , ,



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