Sardegna, “Halloween” nella storia e nelle tradizioni sarde
25/10/2011 | 13:14
Ogni anno, in occasione della festa di Halloween, si riparla di questa festa citando la Sardegna. Perché? Ma perché nelle tradizioni, nella cultura, nella storia della Sardegna si ritrovano tanti elementi che ricordano questa festa di origine celtiche, esportata dall’Irlanda all’America e negli ultimi anni approdata nella nostra Italia. E se per la massa di oggettistica e merciandising che invade i negozi italiani in occasione di Halloween, si potrebbe parlare di puro aspetto consumistico, ad un’analisi più approfondita scopriamo che se questa celebrazione ha riscosso tanto successo un po’ ovunque nel mondo è perché si aggancia a tradizioni che sono insite un po’ in tutte le culture, che si basano sull’ancestrale paura dell’uomo per la morte e l’incognito, per il mondo oscuro.
In particolare in Sardegna, le zucche che si trasformano in teschi illuminati, esistono da tempi lontani, con il nome Sa conca e mortu, e vengono usate in occasione dei riti de Is Fraccheras, il 2 novembre, giorno successivo ad Ognissanti e dedicato ai morti.
Ed anche “dolcetto o scherzetto”, il rituale dei bambini che mascherati da fantasmi, streghe o zombie girano di casa in casa, ha il suo corrispondente sardo. Is Animedda, nella Sardegna del sud e is Panixeddas, Su Mortu Mortu nella zona nord, sono festività in cui i bimbi cercano di accaparrarsi dolci bussando alle porte delle case vestiti da fantasmi. E, tra i dolci, i famosi “ossi di morto”. In particolare, a Seui, nella regione dell’Ogliastra, in questa occasione i bambini chiedono offerte per le anime del purgatorio, il rituale prende il nome di Su Prugadoriu e dura dal 30 ottobre al 1° novembre, abbracciando il ponte di Ognissanti.
Sardegna, “Halloween” nella storia e nelle tradizioni sarde, è stato scritto da Roberta Amicucci (21 articoli su Turismo Italia Online) e pubblicato su Cultura e Storia |
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